Sororità, l’Ordine delle donne

Il Giardino delle beghine

La Sororità è passione, cammino, essere più che fare, parola più che azione, relazione e mai esclusione, autorevolezza e mai autorità.  Sororità, e non sorellanza,  è il termine che coniò la teologa Ivana Ceresa per un gruppo di donne della Chiesa cattolica  in cerca di una identità vissuta autenticamente secondo la differenza femminile. Sorelle a sostegno l’una dell’altra nella costruzione di una esistenza piena, di donne, tacitata da tempo immemore, offesa, anche violata eppure da sempre irriducibile e tutta da scoprire insieme, con rinnovata comunanza che lega lo stesso genere. Pratica che supera ogni rapporto di amicizia. Mistica politica, come la definiscono. 

Nel 1996, a Mantova, nacque l’ordine della Sororità di Maria Santissima Incoronata che venne riconosciuto come associazione privata di fedeli dal vescovo Egidio Caporello il 18 marzo 2002. Vi aderirono non solo donne di fede cattolica, ma chiunque volesse partecipare ad una nuova liturgia laica e libera dal patriarcato. “L’ordine – si legge nel sito delle sorelle – è aperto a donne provenienti da qualsiasi area culturale e religiosa, comprese le atee, per mettere al mondo la Chiesa, il presente e il futuro anche al femminile”. Tutte, che siano state o meno legate alla Chiesa cattolica.

Ivana Ceresa è scomparsa nel 2009, ma restano le donne di ieri e di oggi che seguono il suo insegnamento, con nuovi gruppi fondati,  più di recente, in Lombardia e in Toscana. Dall’ordine  è nato il Giardino delle beghine, sempre a Mantova,  nel convento delle suore dell’Incoronata, in via Dugoni, associazione di volontariato che opera nel territorio. Il nome ricorda quante, nel Medioevo, rivendicavano una libertà lontana dal potere degli uomini, al servizio dei bisognosi, fuori da ogni ordine religioso e senza vincoli di matrimonio,  ma con i  voti di castità, obbedienza e  povertà. «Oggi giardino aperto a tutti, come luogo di cura – spiega la responsabile Lucia Vincenti, donna della Sororità – . Era nato da una riflessione della nostra fondatrice Ivana Ceresa».  Che scriveva: «Sono la beghina di ogni tempo perché sono una beghina un po’ in incognito. Amo alla maniera delle beghine in modo anticonformista e un po’ trasgressivo. Essere beghina oggi è continuare la scelta di quelle donne, cioè vivere nel mondo senza essere del mondo». L’obiettivo del Giardino è favorire la consapevolezza del valore del pensiero femminile.  Ecco allora gli incontri, le attività di informazione, gli scambi interculturali  e interreligiosi tra italiane, straniere, singole o in gruppi, aperti anche agli uomini,  la ricca biblioteca che raccoglie versi di poetesse o il pensiero delle  mistiche, e, ancora, i momenti di riflessione  e preghiera tra chi professa differenti fedi, seminari sulla meditazione e sulle pratiche corporee. 

Martina Bugada, 87 anni all’anagrafe, ma artista di icone che veleggia con sorprendente grazia senza età su filosofia, psicologia e religione, fu fondatrice dell’Ordine insieme a Ivana Ceresa, la matrice. Ricorda: «Ci ritrovammo all’inizio per il desiderio di rispondere al disagio che sentivamo nella Chiesa come donne. Con noi anche il gruppo Diotima, la comunità di filosofe della differenza dell’università di Verona. Il confrontarci dà significato e senso a ciò che facciamo nella vita di tutti giorni. Sororità non è solo militanza, ma un essere in relazione guardando l’altra. Ciò che accomuna tutte è la ricerca di spiritualità, però ben ancorata alla terra».

 Si ritrovano una volta al mese, in un gruppo che attualmente conta 28 donne, di differente formazione, estrazione sociale, confessione. Presidente annuale, nominata a turno, secondo l’anzianità di entrata nell’ordine, “perchè l’autorità circoli e sia davvero diffusa”. Affrontano insieme, attraverso lo prospettiva femminile, i temi del mondo laico e religioso. «Sono nate altre comunità a Milano e a San Miniato», ricorda Martina. «Per tutte noi la Sororità è un dono».

Dono anche per Lucia Vincenti. «Siamo, sono cambiata attraverso la Sororità – spiega -. Significa guardarci intorno con occhi di donna, vivere con consapevolezza, lontano dagli stereotipi». Sguardo nuovo il suo, tenerezza nell’incontro,  fedeltà a se stessa, ascolto senza pregiudizi, faticoso ma impareggiabile cammino di libertà per attraversare il mondo e rigenerarlo.

Donatella Vetuli

In alto l’icona di Martina Bugada, in basso un momento di una riunione delle donne della Sororità

Novembre 2025