Chiara Rossetto: nutrire la terra, sostenere l’agricoltura femminile

chiara rossetto

È la creativa delle farine. Chiara Rossetto, insieme al fratello Paolo, è ad di Molino Rossetto a Pontelongo, in provincia di Padova.

Settima generazione dei Rossetto, ha mosso giovanissima i primi passi nell’azienda di famiglia, fino a diventare il punto di riferimento per il business retail. Presidente della delegazione Confindustria piovese, é sostenitrice di Oxfam (movimento globale contro l’ingiustizia della povertà)  a favore dei progetti riservati alle comunità agricole, in particolare quelle femminili.

Come sostenitrice di Oxfam ha visitato le comunità agricole in Ecuador. A Cotacachi sono le donne a occuparsi di agricoltura. Cosa può insegnare al nostro mondo l’attività di queste donne?

“Nell’area andina di Cotacachi sono proprio le donne a occuparsi della coltivazione, attraverso un rapporto vivo e profondo con la madre terra, che viene curata rispettandone i ritmi, in piena sintonia con la natura. Un approccio 100% biologico non per questioni di tendenze o logiche di mercato ma dettato da un sentimento di puro amore e rispetto verso la terra che non va affaticata, ma nutrita, rafforzata e protetta. Ed è questo che, a mio parere, dovremmo imparare”.

Quali sono i maggiori problemi che vivono le comunità agricole locali?

“Primi tra tutti: povertà e disuguaglianza di genere. A garanzia di una migliore produttività e sicurezza alimentare, il programma di Oxfam, che promuove l’equità di genere e sostiene le donne affinché possano ottenere indipendenza economica e sociale, si è orientato nell’offrire conoscenze e competenze alla popolazione femminile finalizzate alla valorizzazione dei grani andini, la cui coltivazione garantisce una fonte di sostentamento – e quindi condizioni di vita migliori – e il cui consumo favorisce una dieta equilibrata, visto l’elevato potere nutritivo di quinoa e amaranto”.

Quali i problemi maggiori?

“Tra i problemi non ancora risolti, vi è sicuramente quello della mancanza di strumenti agricoli, che possano facilitare il lavoro pesante nei campi, soprattutto per gli agricoltori con piccoli appezzamenti di terreno, mentre coloro che ne possiedono di grandi sono dotati di tutte le attrezzature agricole necessarie. Vi è quindi una evidente disparità economica”.

Perché il lavoro di antiche colture è affidato alle donne?

“Le popolazioni di quelle zone vivono in condizioni di povertà, che impongono agli uomini di emigrare in altre zone per trovare lavoro, lasciando le donne da sole per lunghi periodi. Situazione resa ancora più difficile dal fatto che, quando tornano a casa, raramente condividono i loro guadagni con la famiglia.
Ecco perché Oxfam ha deciso di formare le donne per renderle autonome e indipendenti dal punto di vista lavorativo e, di conseguenza, economico. Grazie all’aiuto di questa organizzazione, infatti, si è ripresa la coltivazione dei grani antichi e le donne, migliorando il proprio reddito, sono riuscite a combattere lo stato di emarginazione in cui vivevano e ad aiutare la comunità e le loro famiglie ad uscire dalla povertà”.

Ha altri progetti legati all’agricoltura femminile?

“Al momento no, ma se dovessero presentarsi altri progetti che possano incidere positivamente sulla condizione di vita delle donne aderirei e collaborerei con piacere.

Ho scelto di sostenere il programma di Oxfam legato al percorso di valorizzazione dei grani andini perché l’ho trovato assolutamente coerente con la strategia e la visione della azienda. Prima di tutto per la grande attenzione riservata alle donne e poi per la volontà di recuperare antiche colture e riportarle in auge. Sono tornata dal viaggio in Ecuador proprio con la volontà di portare avanti il progetto del recupero dei grani antichi e del biologico. Ne sono un esempio il rilancio di varietà importanti non solo in termini di biodiversità, ma anche dal punto di vista storico e culturale: il Grano Duro Cappelli, un frumento coltivato al Sud e nelle isole, e del Grano Duro Tumminia, varietà tipica della Sicilia.

La grande attenzione al mondo del biologico si è trasformata in un ampliamento della superficie dedicata alla coltura dei prodotti bio, al fine di offrire prodotti certificati e 100% italiani”.

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