La custode del Teroldego

“Come mi definirei? Una custode della terra”. Di questa bellissima donna – signora del Teroldego, come la chiamano – colpiscono lo sguardo, disteso al di là dei confini, e il sorriso, che è come un abbraccio. Colpiscono la forza e la fantasia. Elisabetta Foradori (nella foto), 52 anni, guida un’azienda agricola nella piana rotaliana del Trentino. Ventotto ettari di vigneto tra fiumi e rocce. Filari che raccontano la storia, in quel triangolo chiuso tra il torrente Noce e l’Adige, puntellato di borghi. Pianura alluvionale dove da sempre germoglia la vite. Lei, la custode della terra, ha rinunciato alla scienza dei pesticidi e dei diserbanti sintetici per seguire la scuola steineriana della biodinamica. Filosofia olistica contro chimica. Armonia celeste contro il dispotismo dell’industria.

Signora Foradori, è stata tra i pochissimi a intraprendere questa strada. Cosa significa in un mondo sostanzialmente di segno opposto?

“Non si tratta di una scelta di mercato, ma etica e produttiva. Il mercato ci ha seguiti senza problemi, non vendiamo prodotti biodinamici perché certificati, ma prodotti che hanno un sapore vivo che nutre non solo il corpo ma anche lo spirito”.

Ha assunto la conduzione della sua azienda giovanissima. Ci ricorda gli inizi?

“Ho avuto il grande privilegio di iniziare a lavorare ventenne, piena di idee e entusiasmo, e anche di paure. Mio padre era mancato dieci anni prima e mia madre aveva condotto l’azienda fino al mio arrivo: insieme a due fidati collaboratori abbiamo investito tempo e passione per far rinascere un antico vitigno, il Teroldego”.

Qual è la produzione media di bottiglie?

“Su 28 ettari coltivati la nostra produzione media è di 150 mila bottiglie, con un prezzo medio di 12 euro ciascuna”.

Nel suo settore essere donna può rappresentare una discriminante?

”Assolutamente no, non mi sono mai sentita discriminata. Criticata sì, forse per certi versi invidiata, ma tutto questo non è discriminazione. Ho agito secondo il mio istinto, perseguendo la visione che avevo e senza compromessi”.

Cosa consiglierebbe a chi vuole avviare un’azienda vitivinicola?

”Pazienza, modestia e pratica in altre aziende con una filosofia simile a quella che si vorrebbe creare. Bisogna avere le idee più chiare possibili e molto coraggio. Il vino si fa una sola volta all’anno”.

Si parla di crisi anche nel mondo agricolo, eppure sembra che la terra possa dare nuove opportunità ai giovani. Cosa ne pensa?

“Il mondo agricolo offre straordinarie opportunità a chi, giovane, riesce a comprenderne i valori. Non si tratta solo di produrre ma di vivere un mestiere. L’Italia ha una potenzialità immensa in varietà, diversità di microclimi, storia agricola e cultura. Basta fare con buon senso e unire le forze per distribuire i prodotti”.

Cosa le piace di più del vino?

”L’imprevedibilità”.

diTerra