L’inizio della vite, un portainnesto e una marza. Ma in una regione, il Veneto, ad altissima vocazione vitivinicola restano nell’ombra i produttori delle piantine da coltivare e che renderanno l’Amarone da leggenda o il prosecco da esportare in tutto il mondo. Un’attività quasi del tutto svolta a mano e che impiega soprattutto, come da tradizione, il lavoro femminile. Sono donne a togliere le gemme, a metà gennaio, nell’azienda agricola Falconi a Cavaion Veronese.
Qui si realizzano in media all’anno duecentomila piantine, le barbatelle, salvo poi selezionarle e eliminare quelle che non produrranno adeguatamente. L’attività che definiscono più delicata comincia dalla lavorazione dei tralci di vite americana che costituiranno il portainnesto.Vengono puliti, sgemmati, tagliati in pezzi da 35 centimetri, riuniti in mazzi, idratati e conservati.
Vite americana perché resiste alla terribile fillossera, diversamente da quella europea. La marza verrà poi innestata per costituire la chioma della barbatella.Se è vero che le aziende produttrici in provincia di Verona sono almeno 6 e che distribuiscono le piante anche fuori dei confini regionali, le grandi imprese italiane stanno già inviando le barbatelle realizzate nel nordest anche in Cina.
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