La via della seta è nel cuore di Miriam. Viaggio antichissimo della sua Calabria che la conduce in tutto il mondo e dal mondo la riporta a San Floro, 714 abitanti, pochi chilometri da Catanzaro e dallo Ionio. Case arrampicate sulla collina e tremila magici gelsi per un’arte millenaria di cui conosce ogni trama, ogni sfumatura, ogni guizzo di luce, ogni morbidezza. Lei è Miriam Pugliese, 33 anni, creatrice di Nido di Seta, cooperativa fondata nel 2013 insieme a Giovanna Bagnato e Domenico Vivino, suoi compagni di avventura, quasi coetanei, anche loro recalcitranti ad abbandonare i luoghi dell’infanzia e tutti egualmente decisi a costruirsi un avvenire producendo il più pregiato tra i tessuti in quel minuscolo universo chiamato San Floro.

Da lì Miriam se ne era andata bambina, quando la famiglia aveva scelto di trasferirsi in provincia di Varese, a Gallarate. Da quell’addio il Nord era diventato la sua casa, dove studiare le lingue straniere, lavorare, emigrare ancora e battersi per conquistare il futuro, in una storia come chissà quante altre, chiamata destino. Eccola allora a Malpensa, come hostess, poi a Berlino tra piccole attività e il tedesco da perfezionare, eccola in Lombardia in una multinazionale, ufficio commerciale, efficiente dietro a un computer. “Non dico la schiavitù – commenta oggi – ma condizioni di vita molto precarie”.
Eppure non era così lontano il paese dei suoi genitori, non nella sua memoria, nei racconti di sua nonna che in Calabria era rimasta, in quell’arte di allevare bachi, tessere fili, e poi nel verde delle foglie di gelso che vibravano sotto un sole caldo che mai più l’aveva riscaldata, indimenticabili estati a parte, o in quelle radici ancora vitali, da ritrovare, proteggere, nutrire. Crescere. “San Floro – ricorda Miriam – poteva offrirci qualcosa. Camminavamo sull’oro. Perché andare via? Perché non ritornare?”.
LA TERRA
Cinque ettari del Comune, tremila gelsi abbandonati e il museo della seta da riattivare. “Erano state le precedenti amministrazioni, negli anni Novanta, a piantare quegli alberi a San Floro e a credere in un progetto di bachicoltura – continua Miriam -. Piano tutto arenato con i successivi cambi di giunta. Decidemmo di chiedere che ci venisse assegnata quella terra incolta. E la concessione ci fu data”. Mica semplice in un mercato dominato dall’oriente.
Ma che forza quei tre ragazzi. “A rifletterci ora, eravamo diventati come degli stalker degli anziani del posto per appropriarci della loro esperienza. Io di bachi non sapevo nulla se non nei ricordi di mia nonna. Abbiamo viaggiato ovunque per conoscere le tecniche della produzione serica e delle nuove tinture, Thailandia, India, Messico. Ma siamo riusciti subito nel nostro intento, all’inizio con un filato di seta grezza, poi con il tempo di gran lunga migliorato”.
Cresce in fretta la cooperativa di San Floro nonostante le difficoltà. A cominciare dalla corrente elettrica, che possono usare solo da qualche mese. “E’ arrivata da pochissimo qui al Nido. Siamo andati avanti con i pannelli fotovoltaici, ma sono costati un capitale. Certo, la nostra è produzione sostenibile, quanta fatica però”. E poi la burocrazia, che non conosce diversità di latitudini e di generazioni, ma allo stesso modo bastona ogni spirito di iniziativa. Senza contare la diffidenza di qualche anziano che all’inizio non riusciva a vedere con la zappa in mano quei dottori cresciuti lontano.
ARTIGIANATO
Miriam e i suoi soci però non si arrendono. Amano la Calabria (“In ogni posto c’è qualcosa di bello, e poi qui è una zona tranquilla, sicura”), amano impegnarsi a fondo seguendo tutta la filiera, dal baco ai prodotti di artigianato, come scialli, coperte, tovaglie dalle colorazioni bio. “Oggi siamo affiancati da otto artigiane – aggiunge Miriam -, lavorano per noi dai loro opifici. Il mestiere legato alla seta purtroppo sta scomparendo e poi il Sud è la maglia nera dell’occupazione femminile”.
Ma con il Nido qualcosa è cambiato, soprattutto per le donne. Lo chiamano circuito etico nel rispetto del lavoro, della natura e della tradizione. “Fatte le debite proporzioni tra il numero di residenti e quello degli occupati, c’è qualcuno che ci ha paragonato alla Fiat a Torino”. Cooperativa all’avanguardia che tiene in gran conto anche la formazione con l’Accademia della seta, vera calamita per allievi di tutto il mondo, o le macchine di produzione da rendere sempre più performanti grazie ad una start up di Roma. La forza propulsiva arriva però dal turismo. “Il nostro motore – commenta Miriam- . Si viene da noi per conoscere la seta e l’arte della tessitura ma si è anche attratti dalle bellezze naturali.
Sono arrivati a San Floro 6.500 visitatori in una sola stagione. Chi avrebbe potuto immaginare un flusso del genere in una realtà delle nostre dimensioni? Quando è giunto un gruppo di americani la gente stentava a credere che non fossero parenti di qualche sanflorese”. Turismo in un’offerta che propone la multifunzionalità come ogni impresa che si rispetti. Pertanto, accanto ai filati di seta, si vendono le more dei gelsi con relative marmellate, liquori e tisane.
IL LAVORO IN CIFRE
“Sono la meno indicata del gruppo a parlare di fatturato – seguita Miriam – ma i numeri sono dalla nostra parte. Oltre a noi tre a tempo pieno e alle otto collaboratrici, contiamo su sei stagionali. Ottantamila bachi all’anno, più di tremila gelsi, prodotti agricoli, confetture, artigianato, anche abiti da sposa o per il palcoscenico del festival di Taormina. Certo, la produzione della seta si attesta sui 15 chili all’anno che sembrano una cifra assai esigua ma va considerata la leggerezza del tessuto”.
Sempre di gran qualità sino ad assurgere al soglio pontificio. “Nel 2015 abbiamo fornito la seta per l’inginocchiatoio di papa Francesco”, spiega. Quanto agli attacchi del Covid il Nido è riuscito dove molti hanno fallito. “Ci siamo adattati a vendere on line. E poi abbiamo avviato la campagna adotta un gelso. Chi si prende cura di un albero riceve in cambio i prodotti della nostra filiera”.
Donatella Vetuli
Nella foto in alto Miriam Pugliese, in quella piccola l’arte della tessitura al Nido di Seta
