L'ambasciatrice Trofimtseva: "Dai russi comportamento barbaro. Nelle aziende agricole uccidono civili e animali". L'amministratore delegato di Top Lead a Kiev: "I nostri campi sono disseminati di ordigni"
Campagne devastate dalla guerra in Ucraina. Difficile oggi il bilancio delle vittime, quasi impossibile sapere quanti siano riusciti a fuggire da quell’inferno. Ma lo scenario è il medesimo su vaste aree del Paese: fattorie distrutte, campi ridotti a un cimitero di proiettili, bombe, razzi inesplosi e magazzini incendiati. Le donne, le agricoltrici, non si arrendono. Dove si può si coltiva, la resistenza è anche questa. E, sempre, oggi come all’inizio del conflitto, non si sottraggono dal sostegno ai connazionali che imbracciano i mitra o a quanti scappano dalla casa in fiamme. Eccole aiutare i militari feriti, o senza più viveri, eccole in soccorso a tutti gli altri che difendono l’Ucraina dalla feroce invasione russa, come si può, con ogni mezzo, eccole, ancora, dare ospitalità a chi ha dovuto abbandonare tutto. E’ quello che dice Olga Trofimtseva, già ministro dell’Agricoltura in Ucraina, e oggi ambasciatrice.

“Molte piccole realtà agricole o cooperative guidate da donne hanno subito aiutato i militari e chi difende il nostro territorio, fornendo anche assistenza umanitaria agli sfollati – afferma -. Complessivamente abbiamo più di 40mila aziende, comprese quelle di più ridotte dimensioni e a conduzione familiare. Circa 10mila sono di proprietà di donne o da loro guidate.
Le truppe russe stanno deliberatamente colpendo le imprese, i depositi e le attrezzature agricole – dice Olga Trofimtseva, oggi rifugiata in Germania – .Nelle regioni di Donetsk, Kharkiv e Kherson alcuni agricoltori sono stati rapinati.
Silos di grano sono stati distrutti dall’esercito russo e sappiamo di caseifici devastati. L’esercito russo mostra un comportamento assolutamente barbaro per quanto riguarda persone e animali. Abbiamo prove che nelle fattorie i civili siano stati uccisi come pure le mucche, le capre e i cavalli di loro proprietà.
Inoltre nelle imprese mancano lavoratori, tra cui anche gli autisti”.
Però non ci si arrende nei campi, anche sotto le bombe, anche con un futuro che appare sempre più drammatico.
“La situazione è difficile – seguita l’ambasciatrice- . I raccolti invernali, compreso il frumento, stanno crescendo e le loro condizioni attuali sono soddisfacenti. Tuttavia, in assenza di una concimazione tempestiva, la produzione sarà notevolmente ridotta”. Resta il problema dell’export di vitale importanza per l’Ucraina e per chi riceve i suoi prodotti. “Al momento, le esportazioni di grano dall’Ucraina sono state sospese a causa del blocco dei porti da parte dell’esercito russo che ha fermato 90 navi cariche di prodotti agricoli nel Mar Nero. L’Ucraina è disposta ad effettuare le sue esportazioni in base ai nostri obblighi internazionali, perché abbiamo mais e grano dell’anno scorso. Sfortunatamente ora possiamo utilizzare solo strade e ferrovie. E questi due canali non possono coprire più del 15% dei volumi mensili di esportazione agroalimentare attraverso le tradizionali vie marittime.
È difficile prevedere le conseguenze di questa guerra, perchè i combattimenti sono ancora in corso in molte regioni del Paese e la semina primaverile non è iniziata per tutte le coltivazioni importanti.
Con la guerra, l’Ucraina non sarà in grado di fornire al mondo grano per 6 milioni di tonnellate e mais per 15.
Altri problemi riguardano la riduzione della produzione e della esportazione di olio di girasole, che comporterà un aumento dei prezzi per tutti i tipi di olio. Se l’Ucraina non avvia le semine, il mondo dovrà affrontare una crisi economica a lungo termine per la produzione alimentare, fallirà la catena di approvvigionamento.
Ma quelle che già vediamo come possibili ripercussioni di questa terribile guerra riguardano il deficit della produzione e della esportazione di grano”.

I carri armati
L’emblema della resistenza è anche nei tank abbandonati dai soldati russi e trascinati dai trattori che sventolano bandiera blu e gialla. Solcano i terreni desolati di una nazione considerata granaio del mondo.
“Gli agricoltori ucraini trainano fino alle loro fattorie i carri armati o l’equipaggiamento non danneggiato lasciati nei campi – afferma Stanislav Shum, manager di Top Lead, agenzia di marketing a Kiev, ed esperto di agricoltura -. Tanti i video che circolano su Internet e che mostrano cosa avviene nelle campagne. Sono già diventati un meme in Ucraina.
Le donne che lavorano in agricoltura sono 110 mila, il 29 per cento degli occupati – spiega Shum -. Al momento non sappiamo quante abbiano lasciato il paese. Tuttavia, alcuni agricoltori con cui ho parlato hanno riferito di avere meno lavoratori perché c’è stato chi fra loro ha abbandonato l’Ucraina. In molti nelle campagne sono rimasti senza casa, le loro abitazioni sono distrutte. Non abbiamo dati su quante siano le vittime. Le truppe russe hanno però causato danni pesanti: razzi contro le fattorie, trattori fatti esplodere. Ma il problema più grande è nei campi dove stanno crescendo i raccolti o dove si dovrebbe seminare. Lì ci sono proiettili, bombe e razzi inesplosi, resti di attrezzature militari. Gli esperti stanno valutando come intercettarli. Una delle soluzioni è monitorare i campi attraverso i droni, ma non è possibile con i combattimenti in corso”.
Quanto alle ripercussioni sulla produzione agricola, Shum è chiaro: “Le conseguenze del conflitto si rifletteranno sul volume della produzione di grano. Secondo alcune stime quest’anno l’Ucraina potrà seminare solo il 75 per cento delle superfici destinate a questo tipo di coltivazione. Ciò potrebbe significare meno esportazione rispetto al passato. Ci sono problemi anche logistici, ora le spedizioni di grano sono state sospese in tutti i porti ucraini.
Anche la lavorazione dei prodotti agricoli ne risentirà, con le fabbriche danneggiate o rimaste nella zona di occupazione russa. Comunque, la stessa Ucraina consuma la maggior parte dei prodotti trasformati, a parte l’olio di semi di girasole.
Possiamo anche aspettarci una diminuzione delle esportazioni di olio di girasole dall’Ucraina solo a causa di problemi logistici come il blocco dei porti . Comunque, tutti i grandi impianti di estrazione del petrolio si trovano nella zona sotto il controllo delle forze armate ucraine” .
E per il nostro Paese, importatore dall’Ucraina, cosa significherà?
“L’Italia – commenta Shum – è relativamente sicura, dal momento che le esportazioni di grano dall’Ucraina sono abbastanza modeste. E’ il settimo acquirente di prodotti agricoli. Ogni anno compra prodotti per circa 700 milioni di euro. Quasi la metà delle importazioni riguarda il grano, un quarto l’olio vegetale.
Allo stesso tempo, l’importazione di grano ucraino è solo una piccola parte del prodotto totale che l’Italia consuma”.
Donatella Vetuli
