La vendemmia, e la vita, delle Donne del vino

Meno quantità, più qualità. Ma quanto lavoro e che sapienza nella cantina Italia condotta dalle signore del rosso e del bianco. Vendemmia che ha riservato le sue sorprese  dopo una stagione strapazzata dai capricci del meteo,  seppure a macchia di leopardo nell’intera penisola:  non così produttiva rispetto agli anni dei record, ma di notevole  interesse enologico. E’ il primo consuntivo de Le donne del vino, l’associazione nazionale più grande al mondo che conta 900 iscritte tra produttrici, ristoratrici, enotecarie, sommelier, giornaliste ed esperte. La presidente è Donatella Cinelli Colombini, la regina del Brunello: senese, 69 anni, nel 1998 lasciò l’azienda di famiglia per fondarne  una solo sua composta dal Casato prime donne, a Montalcino, dove produce il celebre vino,  e dalla Fattoria  del Colle, a Trequanda, per il Chianti e un centro agrituristico, tenute che appartenevano ai suoi antenati già alla fine del Cinquecento. Al Casato creò la prima cantina  tutta al femminile. Racconta: “Avevo bisogno di un cantiniere, non lo trovavo.  Mia madre Francesca mi aveva regalato del vino in botte per aiutarmi nelle fasi iniziali dell’attività. Mi rivolsi all’istituto tecnico superiore Ricasoli di Siena dove si erano diplomate diverse ragazze che però nessuno assumeva. Ne chiamai una. Il Brunello si fa con il talento, non con la forza. All’inizio fu una sfida, ma anche una fortuna che coincise  con  l’avanzamento  delle donne nel nostro mondo”. Oggi la cantina in rosa esporta in 41 mercati ed ha 10 vini al top dei punteggi, con un rating  di oltre 90 centesimi da parte della stampa internazionale.

Avanzata  femminile in un terreno  per tradizione destinato agli uomini. Ma in che settori e soprattutto in che misura ci si fa largo? Il tema è stato esaminato dall’università di Siena grazie a un’indagine condotta nel 2021 dal dipartimento di Studi aziendali e giuridici e firmata dal professor Lorenzo Zanni con la ricercatrice  Elena Casprini.  Su 58 aziende (26 al nord, 12 al centro e 20 tra sud e isole)  solo il 10 per cento delle donne è occupato nella produzione e nei vigneti, quasi l’80 è coinvolto in funzioni commerciali, di comunicazione, di marketing, negli  agriturismi e nella ristorazione. Insomma, donne protagoniste dell’attuale fase di terziarizzazione dell’universo vitivinicolo. Restano ancora molte difficoltà.

Le donne del vino. Al centro, con il logo dell’associazione, la presidente Donata Cinelli Colombini

Il 7, 6 per cento  lascia o rinuncia ad un avanzamento di carriera oppure richiede il part time dopo la nascita di un figlio, mentre il 100 per cento dichiara che non esistono  asili nido o scuole per l’infanzia, pubbliche o private, vicino alle aziende. La stessa percentuale afferma che il reddito agricolo non riesce da solo a coprire il costo dei servizi per i figli piccoli. Il 47 per cento delle aziende non ha policies per il congedo riguardo all’assistenza all’infanzia. Quanto ad intimidazioni, abusi e violenze subite dalle donne, il 6,9 per cento svela di esserne stata vittima almeno una volta  in azienda.

Ma per chi vuole intraprendere la via del vino, il consiglio è quello di applicarsi sui libri. “Occorre studiare –  avverte Donatella – . La campagna è fatica. Le donne stanno aumentando nei settori a loro congeniali, come il marketing o le comunicazioni. Il che implica una specializzazione”. Laureata in Storia dell’arte, la signora del Brunello oggi è docente di turismo del vino nei master universitari. Nel ’93 ha inventato Cantine aperte, mentre  come assessore al Turismo del Comune di Siena ha ideato il trekking urbano. E dall’associazione che guida è partita l’esperienza pilota in otto istituti alberghieri e turistici per l’insegnamento  del vino. Intanto si è conclusa la vendemmia nella sua Toscana: anticipata di due settimane rispetto alla media, ha regalato grande qualità.

La lady delle bollicine

Da sinistra Pia Donata Berlucchi e Bice Cairati

“Mi chiamo Donata  grazie a mio  papà.  A mia mamma disse: Nostra figlia non pensi mai di non essere stata voluta”. Desiderata dai genitori, padre ingegnere, madre pianista,  che vollero dare un nome al loro sentimento, ma anche dalla Franciacorta che l’ha vista crescere e poi diventare guida dell’azienda di famiglia, Pia Donata Berlucchi, past president de Le donne del vino,  ha una lunga storia al femminile da raccontare, e non solo per i suoi anni portati a fari accesi.  E’ la forza di una ragazza di 80 anni che traspare  dallo  sguardo azzurro, dalla voce che  è un colpo di vento sulle terre moreniche,  dai passi del Vangelo che la ispirano come poesie, dalle battute dialettali che narrano un mondo intero. Ricorda: “Persi mio papà a sette anni, a ventidue mi sposai un medico, a trenta mi misi a lavorare nella cantina dell’azienda a Borgonato di Corte Franca che aveva creato mio padre. Ci ho messo l’anima, Dio mi ha aiutato, non ho mollato né marito, né figli”. E’ presidente della Fratelli Berlucchi dopo 40 anni in qualità di ad, un lungo costante impegno nel suo regno di bollicine  – 70 ettari, 400 mila bottiglie all’anno – che sostiene insieme a quello educativo perché i giovani sappiano apprezzare, e bere, il vino che è lavoro, cultura, storia, ambiente, futuro. “All’inizio non sapevo nulla della nostra attività  aziendale – afferma – , ho imparato tutto chiedendo, con umiltà. Chiedevo al fattore, chiedevo al direttore di banca. Eccomi qua”.  Eccola a vandemmia finita ringraziare la natura “grande valore dell’essere umano” per un’uva di “qualità strepitosa” che colma le ristrettezze della quantità. “La terra è straordinaria”, dice.

La sua è vita agricola, inaspettata agli inizi che la vedevano moglie del dottore, poi affrontata di petto, come molte altre donne, anche quelle invisibili, che piantano potano raccolgono come se i tra i campi e la cucina ci fosse solo una porta  spalancata e senza serratura.  “Da che mondo è mondo, l’attività agricola è stata  familiare – afferma Pia Donata -. La donne da sempre hanno aiutato gli uomini. Oggi abbiamo molti immigrati a vendemmiare,  e tutti bravissimi, ma tra loro poche sono le donne. Chi scappa da un Paese in fiamme sono soprattutto loro e le compagne che arrivano qua magari preferiscono i lavori domestici, meno pesanti di  un’attività agricola stagionale. Però ricordo quella bracciante polacca che suonava il flauto e che tenne concerti in paese”.

Ma per Pia Donata il valore non ha sesso, sempre, per tutti. “Dico:  I talenti vanno usati, ragazze. Chi si trova alla guida di un’azienda deve utilizzare l’arte della diplomazia e  dell’astuzia, quella positiva, non del serpente. Non venite da me a lamentarvi che vostro marito non vi capisce: voi siete sicure di farvi comprendere? Combattete contro voi stesse, contro la vostra cocciutaggine. Sarete felici, credete nelle vostre capacità”. Dalla sua una certezza, che ha appuntato come una medaglia: “Non ho mai lasciato a casa una persona e nessuno dei nostri si è mai licenziato per trasferirsi in un’altra azienda”.  

Ma oltre i vigneti pettinati  della Franciacorta  c’è un progetto che Pia Donata Berlucchi da anni segue con passione, come vicepresidente dell’Onav, organizzazione  degli assaggiatori di vino, e che riguarda gli studenti delle secondarie e dell’università di tutta Italia. Un bere consapevole contro lo sballo e il rischio dell’etilismo. “Sono conversazioni nelle aule per avvicinare  i ragazzi al vino e alla sua cultura”. Si parte da seimila anni fa, dall’archeologia di un grappolo d’uva, per arrivare  ai lieti calici di Verdi. L’obiettivo è ricordare come l’enologia sia parte integrante della storia e dell’identità italiana, lontano, lontanissimo da ogni  abuso.

Donatella Vetuli