Le Giardiniere del nuovo Risorgimento: “Ecco la nostra città futura”

Costanza e perseveranza. Perché il cemento non dilaghi sul verde, perché la città preservi i giardini dove curare suolo acqua aria, per rendere giustizia alla difficile vita di chi abita nei grandi (o piccoli) centri urbani, per tutelare la salute, di tutti, tanto nel presente quanto nel futuro, perché ogni idea di rinascita non sia mai un’utopia. Se ‘Costanza e perseveranza’ era il motto delle donne risorgimentali, oggi è diventato il vessillo di nuove combattenti, ma per l’ambiente. Sono Le Giardiniere, nove signore che a Milano si mobilitano per la salvaguardia delle risorse naturali e del benessere dei cittadini. Si sono ispirate anche nel nome alle donne che, nel Lombardo-Veneto e nel Napoletano, si affiliarono alla Carboneria, Le Giardiniere appunto, dame che al riparo di vialetti alberati e cespugli di rose segretamente lavorarono per la libertà.

Le “neorisorgimentali”, come si definiscono, issano anche la bandiera della lungimiranza. E non c’è pandemia, non c’è amministrazione sorda, neppure interessi di parte in grado di fermare questo cammino verso la città che Milano potrebbe diventare, in armonia con la natura. Ecco Le Giardiniere, la loro storia, le battaglie.

Come è sorta la vostra associazione?

“Il gruppo Le Giardiniere nasce nel novembre 2011 rispondendo ad una chiamata dell’allora presidente della commissione Pari opportunità del Comune di Milano, la consigliera Anita Sonego, che aveva proposto alle donne di attivare alcuni tavoli che si occupassero dei temi della salute, del lavoro, degli spazi in un’ottica femminile. Questa origine spiega perché il nostro gruppo è formato da donne. Si costituirono così il Tavolo degli Spazi, a cui si deve la creazione della Casa delle Donne di via Marsala, e del Lavoro, che si occupò del bilancio di genere e della salute, articolato successivamente in Tavolo Salute e Tavolo Salute-Ambiente. Chi di noi partecipò scelse di inserirsi nella tematica della salute, nella sua accezione più ampia, cioè strettamente legata alle condizioni di vita degli individui ed, in particolare, alla gestione dei beni comuni: acqua, aria e suolo.

Ne conseguì la formazione del gruppo Consultori, che si occupava della salute-sanità, e di quello delle Giardiniere che fin da subito pose il tema della salute come effetto di una gestione equa e sostenibile delle risorse comuni, innanzitutto relativa al suolo che a Milano, con indici edificatori di grande densità, aveva prodotto un consumo vicino al 60%”.

Obiettivo assai impegnativo in una realtà complessa come quella milanese.

“Nel primo volantino, a marzo 2012, scrivevamo ‘Milano è il nostro giardino’ e ci nominavamo sue giardiniere, sia per il richiamo alle donne risorgimentali, sia perché volevamo prenderci cura della nostra città e della sua salubrità, esigendo un diverso equilibrio nel rapporto con le risorse naturali, rapporto che ritenevamo distorto e piegato agli interessi speculativi e di corto respiro di una politica urbanistica che mortificava salute e qualità di vita dei suoi abitanti, specie delle fasce più fragili. Dopo due anni di incontri con amministratrici e donne dalla forte sensibilità ambientale davamo vita ad un progetto legato alla rigenerazione della Piazza d’Armi di Baggio, una vasta area militare dismessa di 43 ettari cui il Piano di governo del territorio prevedeva un pesantissimo intervento edificatorio di 290.000 mq.

Lo avevamo denominato “Progetto Generativo di Trasformazioni”, la sigla era la stessa di quello comunale, Pgt, ma ben diversa era la filosofia. Ne dava conto il nostro volantino. Da allora abbiamo messo in campo moltissime iniziative di carattere pubblico, a cominciare dalle visite guidate alla Piazza d’Armi, interdetta alla cittadinanza, e poi la partecipazione a seminari, convegni, giornate di studio fino all’organizzazione del convegno “La forma della città” del marzo 2015 a Palazzo Reale. Nel settembre 2016 abbiamo costituito formalmente l’associazione “Parco Piazza d’Armi Le Giardiniere”. Il gruppo operativo, composto da Sonia Occhipinti, presidente, Licia Martelli, vicepresidente, Patrizia Binda, Maria Castiglioni, Evi Parissenti, Carla Maragliano, Valeria Bacchelli, Cristina Cusi e Monica Negri si riunisce regolarmente tutti i lunedì”.

Non siete rimaste isolate nella vostra battaglia.

“Fin dall’inizio il nostro gruppo si è posto in un’ottica di forte connessione con le realtà che operavano a livello territoriale laddove si verificava un attacco all’ambiente convinte, come ammoniva Pasolini, che ‘Il problema della forma della città e della salvezza della natura sono lo
stesso problema’. Nel nostro convegno del 2015 infatti figuravano tra gli invitati gli attivisti della Fattoria senza Padroni di Mondeggi, della Goccia della Bovisa, del Parco Segantini, oltre ai rappresentanti delle maggiori associazioni ambientaliste, Legambiente, Wwf, Fai e Lipu. Successivamente i contatti si sono arricchiti, sia a livello cittadino che nazionale. La nostra esperienza è stata anche oggetto di tesi universitarie, pubblicazioni e di ripetute interviste. Pensiamo che la nostra battaglia sia stata anche favorita dal crescente movimento di opinione e di lotta contro il riscaldamento climatico creatasi intorno alla figura di Greta Gutenberg e che il vincolo ambientale su Piazza d’Armi non sia estraneo ad un cambio di mentalità, anche a livello istituzionale, nazionale ed europeo, tale per cui un progetto come quello del vecchio Pgt che cementificava l’area verde sia ora indifendibile. Questo però non significa che non sia attuabile sotto altra forma, per esempio riducendo un po’ le volumetrie, costruendo in altezza, cambiando nome alle definizioni urbanistiche”.

Quali le vittorie, quali le difficoltà nel vostro impegno?

“Il successo sta nel verificare che la sensibilità ambientalista sulle scelte urbanistiche è andata aumentando e dal 2015 si è registrato un fiorire di Comitati laddove, in città, si è assistito a una criticità ambientale. La costituzione della Rete dei Comitati, più di due anni fa, risponde a questa esigenza di connessione e di mobilitazione.
Le difficoltà si registrano invece sul lato dell’interlocuzione con le istituzioni locali, in quanto le istanze della base vengono spesso neutralizzate con la formula della “partecipazione”, che si risolve in procedure standardizzate a cui spesso non segue una continuità di rapporto o un mantenimento degli impegni.
Vi è anche la difficoltà di partecipare a bandi pubblici sia nazionali che europei in quanto non titolari del bene o per manifesta inconsistenza degli stessi, come il decreto Bellezza del governo Renzi, o per cavilli burocratici.

Quali sono i prossimi obiettivi?

“In quanto Giardiniere pensiamo, emergenza sanitaria permettendo, di riprendere il nutrito programma di iniziative all’interno di Piazza d’Armi, nonché di portare avanti la proposta della costituzione di un Tavolo di lavoro con il Comune e le associazioni ambientaliste per attivare il progetto di rigenerazione dell’area verde. Come partecipanti alla Rete stiamo dando il nostro contributo alle iniziative del territorio, prima fra tutti quella contro la costruzione del nuovo stadio di San Siro”.

Il nome dell’associazione richiama le donne che lottarono per la causa risorgimentale. A quali principi vi ispirate?

“Le donne italiane sono, secondo la Costituzione nata dalla Resistenza, soggetti di pari diritti, quindi siamo ben lontane dalla situazione giuridica prevista dal codice austriaco in vigore a Milano all’epoca dei moti del 1821, moti ai quali diedero il loro contributo le cellule delle Giardiniere. Ciononostante ci siamo ispirate a quelle donne, tra cui Bianca Milesi, Metilde Viscontini Dembowski, Maria Gambarana Frecavalli, Teresa Casati Confalonieri, Cristina Trivulzio di Belgioioso, denominate Giardiniere, perché si ritrovavano nei giardini per sfuggire alla polizia austriaca, e ne abbiamo voluto condividere il motto, Costanza e Perseveranza, nonchè ereditarne la speranza e l’impegno: quelli per un mondo e una città, la nostra, migliori. La loro era una lotta contro la tirannia straniera, la nostra una lotta contro la tirannia della logica del “tanto non cambia niente”, altrettanto foriera di impotenza e frustrazione.

Ma c’è anche un’altra considerazione che ci lega alle Giardiniere storiche. Riteniamo infatti che un’azione politica condotta e pensata da donne abbia necessità di inserirsi in una genealogia femminile: innanzitutto per richiamarsi al coraggio e alla determinazione delle donne che ci hanno preceduto, secondariamente per riscattare dall’oblio e valorizzare il contributo – nell’evoluzione della società e della cultura -di tante energie femminili spesso oggetto di rimozione e di sottovalutazione. Sulle Giardiniere sanno poco o niente anche i docenti di Storia”.

Avete partecipato al Tavolo Salute dell’amministrazione comunale. Quali i risultati raggiunti e su che temi?

“Il Tavolo si è formalmente concluso con l’avvento della nuova presidente della commissione Pari opportunità della Giunta Sala (2016-2021, ndr), ma il nostro lavoro ha
continuato con le stesse modalità, coinvolgendo anche realtà di zona e collaborando a moltissime iniziative ambientaliste in città e fuori, nella misura in cui la realtà della Piazza d’Armi veniva conosciuta anche nel resto d’Italia. Grazie all’azione congiunta della nostra associazione con il comitato Cittadini di Piazza d’Armi nell’ottobre 2019 è stato posto un vincolo paesaggistico ad opera del Mibact sulla vasta porzione verde di tutta l’area di 32 ettari che non potrà quindi essere investita da alcuna cementificazione. Rimane però, nell’attuale Pgt, ancora la possibilità di costruire sulla parte dell’area dove vi erano i magazzini militari, con indici edificatori massicci che ora verrebbero ad essere concentrati su uno spazio molto esiguo, con effetti di densificazione intollerabili. La nostra azione quindi prosegue, sia con un progetto di fruizione dell’area verde denominato ‘Biodiversità per la vita in città’, sia come azione di vigilanza e contrasto contro l’intervento edificatorio previsto dal Pgt”.

Come si legge sul vostro sito, lavorate per Milano. Ma il vostro impegno può estendersi ad altre città o piccoli centri, può essere d’esempio anche fuori dei confini milanesi?

“Ci piacerebbe molto essere d’esempio sia come pratica politica che come obiettivo da conseguire: la difesa della salute e del vivere bene in un ambiente armonico rispettando la biodiversità e mettendo in atto tutte le misure possibili per combattere l’emergenza climatica.
E questo significherebbe già agire oltre Milano”.
Donatella Vetuli

Nella foto in alto Le Giardiniere con l’ambientalista Vandana Shiva alla Libreria delle donne di Milano, sotto in Piazza d’Armi alla manifestazione Puliamo il mondo con Legambiente.