Le pastore delle terre alte

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Coraggiose contro i predatori, tenaci a fronteggiare burocrazia e leggi che non le aiutano mai abbastanza, guidate da una vera passione per la natura: sono le nuove pastore, donne che hanno scelto un’esistenza tra pecore e capre, allevatrici erranti tra crinali e vallate. Un film oggi parla di loro, “In questo mondo”, di Anna Kauber, vincitore all’ultimo festival di Torino. Un prezioso documentario sulla pastorizia al femminile realizzato attraverso un viaggio di 17 mila chilometri in un’Italia tutta da scoprire. Delle tante pastore che sorprendono per forza, spirito imprenditoriale, formazione spesso universitaria, ma anche per le cure materne dei greggi e di un ambiente dimenticato, cento si trovano nel Veneto, secondo l’ultimo censimento della Coldiretti. Una di loro è Alice Masiero, 31 anni, padovana di Camposampiero.

Lavorava in un salone di acconciature, ma nel 2014 cambia vita e prospettiva.

Oggi conduce al pascolo oltre mille pecore, 14 capre e 8 asini, tutti ancora del suo fidanzato Fabio, anche se rivela che presto avrà un gregge solo suo. «Per una vita così ti devono piacere gli animali – dice -. Io ho conosciuto il mio ragazzo in una malga dove ero andata a lavorare. All’inizio è stato difficile seguirlo nella transumanza, ma con le comodità molto è cambiato». Per comodità intende una roulotte con riscaldamento a gas. «Dormo lì in inverno – spiega – , d’estate in piccoli bivacchi di legno». Due anni fa l’attacco dei lupi. «Eravamo nel parco delle Pale di San Martino, tra il Trentino e la provincia bellunese. Io e Fabio ci eravamo sistemati a riposare a 15 minuti dal gregge. La mattina dopo abbiamo trovato 50 pecore sbranate. Oggi per difendermi ho un paio di pastori maremmani tra i nostri dieci cani.

Marta Zampieri, 47 anni, ingegnere trevigiana di Motta di Livenza, oggi vive a Cornigian di Forno di Zoldo, nel bellunese, dove è allevatrice. «Adoro gli animali – dice -.  Così nel 2013 insieme al mio ex marito partecipai al bando comunale per gestire una malga. Lasciai la professione. Ho imparato tutto da sola, anche a fare il formaggio – ricorda -, con i corsi e un’applicazione che direi ingegneristica». Possiede una quarantina tra pecore, capre da latte e da cachemire, oltre a sei mucche.

Marta è una delle pastore del documentario di Anna Kauber. “Le differenze – dice la regista e paesaggista di Parma – ci sono anche qui. Maggiore presenza  e autonomia delle donne al Nord rispetto al Sud. Ma per tutte è una scelta per passione. Non cambierebbero nulla della loro vita. Con questo film – prosegue – abbiamo voluto fare conoscere la vita delle donne pastore che ho incontrato, come Rosina che ai depressi per guarire suggerisce di prendere in mano un forcone. O Caterina, che suona il violino in mezzo al suo gregge sui pascoli alpini”.

(Nella foto grande Alice Masiero, in quella accanto al testo la regista Anna Kauber)